Non ci sono limiti al dolore quando perpetuato nel lungo periodo. Non esistono religioni nella malattia. Non sono determinanti i colori della pelle nel contagio, ne tantomeno sussistono aree privilegiate rispetto ad altre. Il dolore accomuna tutti, indistintamente. Così come i virus.

Stare reclusi in casa non è difficile. Rivolgere al cibo accurati proseliti d’amore è facile. Abbracciare e passare del tempo con moglie e figli è una benedizione del cielo. L’amore, finché esiste, ci aiuta ad avere fiducia nel prossimo e ci inebria di entusiasmo ed energia.

L’amore, ci hanno insegnato fin da piccoli, è Dio. Se così fosse i virus, in anteposizione cristiana, di chi sarebbero?

Alla pandemia non interessa il bene o il male, se ne infischia di quanto siamo generosi verso il prossimo e si diverte al pensiero della nostra deriva religiosa.

A tal proposito mi innervosisce il mutismo attuale della chiesa. Non sentiamo alla TV una parola di conforto da esponenti del clero dall’inizio della malattia e non vediamo attuata un’ opera di beneficenza devoluta agli ospedali o ai malati di Coronavirus. Con tutto il denaro che il vaticano dispone, l’8xmille degli italiani e le centinaia di proprietà milionarie che possiedono, dovrebbero onestamente donare e fare molto di più di quello che attualmente fanno.

Oltre tutto ciò, pare manchino gravemente anche nell’apporto primordiale verso i propri fedeli. Lasciano nella solitudine i malati a casa, i nostri nonni, gli unici ancora a credere nella buona fede della cristianità. Nessuno di questi religiosi si è fatto avanti per aiutare la collettività o solo per sostenere la mano di un sofferente. 

Possibile che si nascondino in massa dietro il decreto del distanziamento sociale? I nostri preti dove sono? Quali sono le direttive della chiesa? Si denota quanto meno, un assenteismo globale che riflette un disagio di paura non solo fisica. Probabilmente l’ignoto lascia interrogativi, molti più a loro, che a noi.

Fortunatamente abbiamo i nostri infermieri: con le mani lavorano e con gli occhi curano. Sono convinto che molti di loro, incrociando gli sguardi dei malati, provano a regalargli un momento di sollievo spirituale per alleggerire l’oppressione feroce della polmonite.

Le religioni cominciano a darmi l’orticaria. Tutte. Non ci posso fare nulla. Comprese quelle che profetizzano sempre la positività. Ho iniziato a provare questa sensazione quando ho iniziato ad interessarmi del cosmo e della sua incredibile misteriosità e vastità. 

Sento dire sui social che “dopo l’inverno segue sempre la primavera”, oppure “senza smog o fumi industriali la terra riprenderà fiato per tutto il genere umano”, finita la calamità Coronavirus analizzerò la scelta di lasciare Facebook. Mai come in questo periodo ho letto fake news e ho visto video poco informati dei fatti.

Per fortuna ci sono persone che lavorano determinate al conseguimento della salute comune, noncuranti del populismo dilagante e vessatorio, che hanno seriamente studiato nella loro vita e provano, con le loro scelte e la loro sensibilità, a determinare in positivo, una globale esperienza negativa.

Aspetto il bollettino della protezione civile alle 18. Mi sono oramai arreso all’idea che è solo all’interno di queste dichiarazioni che si trovano le vere informazioni e risposte al problema. Le persone che ne fanno parte, sono le menti “di casa nostra”, che provano davvero a combattere questa terribile malattia. E a dare risposte concrete.

Inoltre non sopporto più quelli che ancora sponsorizzano di non fare i vaccini. Ma si scherza? Vorrei davvero vederli adesso di fronte alla scelta, (mi auguro vicina nei tempi) se restare chiusi in casa per tutta la vita o vaccinarsi contro questo maledetto Coronavirus. E vorrei metterli di fronte allo storico periodo del vaiolo, della peste. Dargli la scelta nel momento esatto dell’epidemie e vedere le reazioni. Sempre più capisco come la storia insegni solo a coloro che l’hanno davvero vissuta e come le generazioni dopo se ne disinteressino. E’ un peccato gravissimo disimparare. Le nuove generazioni si sentono come invulnerabili, avvertono di avere tutto a portata di mano. Possono plasmare il loro aspetto, fingersi caritatevoli al cospetto del mondo e spendere molto del loro tempo fotografandosi ad uno specchio. Purtroppo questo periodo nel quale conviveremo tutti con l’epidemia, ci riporterà drasticamente con i piedi per terra e a confrontarsi con nuovi stili di vita, presumibilmente sconosciuti. Almeno fino a quando non troveranno un vaccino efficace.

Concludo dicendo che è merito della scienza odierna e passata se siamo ancora presenti su questo mondo come specie dominante, le religioni hanno fatto più danni che altro, è merito di menti geniali plasmate dall’ardore di aiutare il prossimo a cui dobbiamo tutto. Molte delle quali in conflitto con la chiesa. Almeno questo è il mio pensiero.

Ovviamente sono pronto a rinnegare la mia scelta, qualora accada qualcosa di rilevante o spirituale che venga finalmente in aiuto del genere umano. O almeno di chi soffre.

Antonio